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Trascorrere le Vacanze a Brindisi

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La Terra di Brindisi è una terra di grande fascino, ricca di storia, arte, folclore e tradizioni e bellezze naturali e paesaggistiche che ne fanno una meta sempre più apprezzata dal turismo nazionale ed internazionale.
Gran parte dell’entroterra è occupato dalle Murge, un territorio antico di boschi e colline che, nella zona settentrionale, incontra la Valle d’Itria, nota come Terra dei Trulli, case rurali dal tetto conico fatte con pietre a secco bianche e grigie. La costa è un alternarsi di spiagge dorate, lievi scogliere frastagliate e calette rocciose, che si estende per oltre ottanta chilometri, circondata da immense distese di ulivi secolari e incontaminate riserve naturali – come la riserva statale di Torre Guaceto - luoghi dalla natura selvaggia ricche di bellezze faunistiche e floreali della sempre più rara macchia mediterranea.

Tra il XII e l`XI secolo a. C. le popolazioni di questa terra subirono l`invasione degli Illiri, popolo proveniente dall’altra sponda dell’Adriatico. Dalla mescolanza con gli Illiri, originò la popolazione degli Iapigi-Messapi, che costruirono le prime città fortificate e una rete stradale rimasta invariata   per trenta secoli. I Messapi fondarono e fortificarono centri come Egnatia, Brindisi, Mesagne, Oria per citarne alcune e diedero impulso ai traffici via mare utilizzando alcuni porti naturali come quello di Brindisi. Nel 266-267 a. C. i Romani conquistarono Brindisi e l’intero territorio. Qui vi fecero passare la via Traiana e la via Appia, importantissime arterie che collegavano questo territorio a Roma e con le quali il vino, l`olio e il grano e altri prodotti raggiungevano Brindisi e da qui partivano per i porti della Spagna, della Grecia, dell`Egitto, della Siria e del Mar Nero. Con la crisi e la fine dell`Impero Romano d`Occidente, nel 476, e il dominio dei Bizantini, il territorio brindisino decadde per lungo tempo, a causa pure delle frequenti guerre tra i Goti e i Greci e le incursioni dei Saraceni.

Nel VII secolo i Longobardi saccheggiarono Brindisi e s`insediarono a Oria, che fu preferita anche come sede del vescovado. Con l’avvento dei Normanni prima e degli Svevi, con Federico II, poi, furono costruiti chiese e castelli, come il "castello di terra" di Brindisi, e ampliati quelli più antichi. Gli Angioini e gli Aragonesi potenziarono e fortificarono il porto di Brindisi, i primi a scopi espansionistici; i secondi per difendere le coste dai Turchi, che nel 1480 avevano preso Otranto. Dal XVII secolo fino al ‘900, quasi tutte le città del territorio tornarono a svilupparsi, anche grazie alla diversificazione delle colture, in particolare dell’olio e della vite. Il porto di Brindisi fu riaperto al transito delle grandi navi mercantili ed ebbe importanza strategica al punto che dal 1870 al 1914 fu scalo della famosa "Valigia delle Indie". Quasi alla fine del secondo conflitto mondiale, con l’arrivo del Generale Badoglio e del Re Vittorio Emanuele, Brindisi, anche se per poco, fu capitale d’Italia.

Numerose in tutto il territorio provinciale sono le testimonianze del passaggio dell’uomo, anche remote, a cominciare dai numerosi dolmen e menhir disseminati per tutto il territorio, o delle misteriose “specchie”, piccole collinette utilizzate nell’età del bronzo a scopo difensivo o come luogo di sepoltura; per arrivare ai siti archeologici, tra cui quelli dell’antica città di Egnatia, e ai numerosi altri di epoca messapica e romana, da cui sono venuti alla luce reperti tra i più disparati oggi conservati nei musei provinciali.

Qui ogni paese ha una propria peculiarità, e in ogni paese arte e storia si mescolano per dare vita ad un percorso ideale fatto di chiese e palazzi, di castelli, di torri, di borghi antichi, di vicoli stretti e lastricati e case bianche  dove la pietra locale riccamente lavorata adorna i portali, le facciate e i balconi. Quini inoltre le antiche tradizioni si manifestano ancora come un tempo, con rievocazioni folkroristiche che uniscono religione e credenze popolari, memorie storiche di eventi passati e racconti popolari tra fede, mito e leggenda.

Questa Terra è una terra a grande vocazione agricola, dove dominano l`olivo e i vigneti con le uve tipiche del Negroamaro, della Malvasia e l’Ottavianello (vini DOC), la fanno da padrona. Sulle colline murgesi, poi, tra le campagne delimitate da antichi e caratteristici muretti a secco, non mancano i mandorleti, mentre in pianura i pescheti si alternano agli altri frutteti. Numerose e differenti coltivazioni ortive di qualità, come il pomodoro, il carciofo, i cereali, e le angurie. Da questi nascono gli originali piatti della gastronomia locale, genuina e profumata.
La campagna, che qui profuma di brezza marina e di macchia mediterranea, è divenuta nel tempo ideale sede di vacanze agrituristiche nelle tante masserie, alcune fortificate, altre edificate come abitazioni signorili e dei nominati trulli; qui, inoltre, nascoste tra la vegetazione non è infrequente incontrare importanti insediamenti rupestri, con cripte e tempietti originati dal VI secolo ad opera dei monaci basiliani scappati dalla persecuzione di Bisazio.

La Terra di Brindisi vanta inoltre un’antica tradizione gastronomica fatta di ingredienti semplici e genuini e di sapori unici. Si caratterizza per la varietà e l’influenza di diverse culture, per il risalto dato alla materia prima, sia di mare sia di terra, e per la tendenza ad esaltare e a non alterare i sapori dei prodotti utilizzati. La fantasia popolare ha creato moltissime ricette tipiche che vedono i prodotti ittici protagonisti assoluti, ma dove anche i sapori dell’entroterra trovano i loro spazio e la loro dimensione più elevata.


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